La definizione del rating è il frutto di una serie di calcoli matematici che includono fattori quantitativi (indici di bilancio, centrale di rischi e indici di andamento aziendale) e fattori qualitativi (prospettive settoriali e altre situazioni caratteristiche dell’azienda). Il risultato è un valore numerico al quale corrisponde una determinata “propensione all’insolvenza”.

Basilea III.
Nel Dicembre 2010, la crisi economica aveva ormai preso piede ed era forte l’esigenza dei presidenti delle Autorità di Vigilanza degli Stati membri, rendere ancora più stringenti le norme proposte con i precedenti due accordi.
L’obiettivo principale della riforma, fu que

llo di aumentare ulteriormente il capitale che l’istituto di credito tiene da parte “per sicurezza”, aumentando la percentuale già stabilita dagli accordi di Basilea I e Basilea II. Perciò, le modifiche interessarono anche l’ indicatore del rapporto tra il capitale e il rischio ponderato, che dal 2 per cento salì al 4,5 per cento.

Rapporto banca-impresa: una nuova era.

Certamente questo decennio di innovazioni delle regolamentazioni, hanno costretto le banche e le imprese a reimpostare il loro rapporto, basandolo su una maggiore trasparenza, anche grazie all’introduzione del rating.
Si tratta, quindi, di un rapporto bilaterale: da un lato, le banche selezionano le imprese da finanziare con le risorse acquisite attraverso la raccolta di credito, dall’altra parte, le imprese sono chiamate a condividere le notizie rese disponibili alla controparte, rivolgendosi alle banche per finanziare il proprio modello di business, più che per ottenere, semplicemente, un prestito.
Si intuisce come la volontà degli Accordi di Basilea non sia quella di regolamentare la mera erogazione di prestiti, bensì quella di finanziare progetti “ sicuri, trasparenti e meritevoli”.

Sono una PMI! E adesso?

  1.  La compliance aziendale

Budget, business plan, report societari, report finanziari: questi sconosciuti! Si tratta di documentazioni per lo più estranee agli imprenditori e questo evidenzia la limitata conoscenza degli strumenti a disposizione dell’impresa.
Questo deve essere il punto di partenza. Le PMI italiane devono avviare un processo di evoluzione aziendale che inizi con una chiara pianificazione finanziaria che si trasformi gradualmente in comunicazione e trasparenza, verso il mercato e verso le banche. Solo in questo modo le PMI avranno l’opportunità di raggiungere un buon livello di affidabilità.

  1.  Il rating

Il maggiore impatto di cui le imprese hanno risentito dopo l’introduzione degli Accordi di Basilea, riguarda sicuramente la richiesta di credito.
Infatti, la selezione delle imprese cui concedere prestiti e la definizione del prezzo del finanziamento, risentono dei sistemi più complessi e dettagliati imposti dagli Accordi. In particolare, le imprese meno solide e le idee imprenditoriali considerate “innovative” e rischiose, vedono sempre più spesso ridimensionato il volume di finanziamenti ottenibile, a fonte di tassi più elevati.
Oltretutto, come già evidenziato, tutti i meccanismi di concessione di prestiti dipendono dal rating. Questo può essere assegnato da apposite agenzie private, oppure può essere interno, se calcolato da ogni banca secondo modelli parametrici propri, approvati dalla Banca d’Italia.
Perciò, per ottenere la concessione di credito, è opportuno che le PMI identifichino come sono giudicate dalle banche avviando un percorso che consenta di determinare in modo preventivo l’ipotetico rating ed eventualmente migliorarlo al fine di ottenere un buon “biglietto da visita” per le banche.